Era la mia prima mostra. E non dimenticherò questa giornata.

Domenica, alla Bottega Immagine di Milano, qualcosa di silenzioso e potente ha preso forma.

Oltre ottanta persone si sono davanti a volti e mani fermate che normalmente il mondo non guarda più o smette di guardare troppo presto.

L’Oltraggio (titolo della mostra che racchiude diversi progetti) nasce da un’idea semplice e insieme scomoda: che ci sono persone che hanno costruito il nostro presente, che sono ancora nel nostro presente, ma che spesso non abbiamo tempo o voglia di ascoltare.

Persone che vivono in una terra di mezzo, sospese tra chi erano state e chi sono adesso, tra una vita piena di ruoli, responsabilità e movimento, e un quotidiano che si è fatto più silenzioso, più stretto, più invisibile agli occhi degli altri.

 

Ho iniziato questo progetto con una domanda: “Nella tua vita, cosa è stato luce e cosa è stato ombra? E che luce è adesso?” 

L‘ho portata con me nella casa di riposo di Luino, dove ho incontrato le persone che sono diventate il cuore di tutto.

Mi sono fermata. Ho ascoltato. Ho fotografato i volti, le mani, i dettagli che raccontano una vita intera senza bisogno di parole.

Ma non mi bastava essere io a guardare. Ho voluto che guardassero anche loro.

Ho dato a ognuno una macchina fotografica, e ho chiesto di raccontarmi la loro giornata attraverso gli scatti.

Quello che mi hanno restituito era il loro sguardo sul mondo intimo, libero, inaspettato.

Quelle fotografie erano esposte accanto alle mie: quattro ritratti, quattro dettagli, e tre scatti per ogni soggetto realizzato da loro. Accanto a ogni immagine, la loro storia, scritta su carta.

Perché certe voci meritano di essere lette, non solo immaginate.

Due mesi di lavoro, di incontri, di ascolto.

E domenica, tutto questo era lì appeso alle pareti della Bottega Immagine, davanti a più di ottanta persone.

Ho preso la parola per presentare il progetto.

Ho raccontato da dove viene, perché l’ho fatto, cosa ho trovato lungo la strada. Ho detto che ho voluto fermarmi abbastanza da raccontare il loro vissuto attraverso le immagini e che loro me lo hanno raccontato anche attraverso i propri scatti.

Non è stato scontato alzarsi e parlare davanti a tutti, ma sentivo che quelle storie meritavano una voce, anche la mia.

Poi sono arrivati i complimenti.

Da persone che non conoscevo, estranei che si erano fermati davanti alle mie fotografie e mi hanno detto: “Non sono solo belle gli sguardi e i particolari raccontano le loro storie.”

Mi sono emozionata. Perché è esattamente quello che speravo: che si vedesse non solo la fotografia, ma la persona dietro.

Grazie a chi è venuto, a chi si è fermato, a chi ha letto quelle storie appese alla parete e ha portato con sé qualcosa uscendo.

E grazie, soprattutto, a loro  gli ospiti della casa di riposo di Luino. Che mi hanno dato fiducia, parole, e la luce più vera di tutte.

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